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Musica Classica e opera di Classissima

Franz Schubert

venerdì 9 dicembre 2016


Wanderer's Blog

18 novembre

Otto anni di blog

Wanderer Il Blog oggi compie otto anni. Era il 18 novembre 2008 quando inviai il primo post: https://musicofilia.wordpress.com/2008/11/18/o-wandern-wandern-meine-lust-o-wandern/?iframe=true&theme_preview=true dedicato a Schubert, dal momento che il 19 novembre ricorreva il 180° anniversario della scomparsa. Il nome dato al blog origina proprio dal primo post. Questo dovrebbe essere il post n.1585, se i dati forniti da WordPress sono esatti. Non pensavo di giungere a questo traguardo e ringrazio di cuore tutti coloro che hanno avuto la bontà di leggermi e in modo particolare coloro che hanno contribuito con commenti, segnalazioni e suggerimenti.

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21 ottobre

James Conlon inaugura la Stagione OSN Rai con Schubert e Mahler

Applausi a James Conlon e all’OSN © Più Luce Doppia inaugurazione: di Stagione sinfonica e di incarico di nuovo direttore principale. Con due Quinte Sinfonie (di Schubert e di Mahler) James Conlon ha dato inizio alla sua attività presso la OSN Rai. Un inizio strepitoso, va subito detto, due esecuzioni davvero da antologia. Non è la prima volta che la Quinta di Mahler inaugura le stagioni della OSN: nel 2010 con Valčuha, nel 2003 con Prêtre, per citare le prime che mi vengono in mente. Stavolta viene abbinata alla Quinta di Schubert. Un abbinamento di composizioni di natura opposta, eppure c’è tra di esse un nesso. Nascono entrambe nella civiltà musicale viennese. La composizione schubertiana, di cui ricorre il bicentenario, sembra volgere il suo sguardo al Settecento, “è la più mozartiana delle sinfonie di Schubert” (per citare Conlon), un Mozart comunque con la tenera intimità schubertiana. La Quinta di Mahler sembra una preveggenza del Novecento con la crisi di quel mondo asburgico e di quei valori che la Grande Guerra da lì a poco avrebbe spazzato via: uno sguardo inquieto al mondo che verrà. Abbinare Schubert a Mahler non è un inedito: due settimane fa Haitink ha abbinato l’Incompiuta al Das Lied von der Erde a Berlino, e per restare in casa OSN Saraste abbinò la Quinta di Mahler alla Quarta di Schubert nel 2005. La OSN esegue la Quinta di Schubert © Più Luce Della composizione schubertiana è stata data un’esecuzione di estrema trasparenza con i fiati in giusto rilievo, in cui le affinità settecentesche e “mozartiane” venivano messe in luce. Conlon e la OSN nella Quinta di Mahler © Più Luce Il pezzo forte e più atteso però era la Sinfonia di Mahler di cui è stata data una esecuzione davvero straordinaria, a mia memoria la più bella ascoltata dalla OSN Rai in questi 22 anni. Merito di James Conlon che questo repertorio conosce profondamente. James Conlon dirige la Quinta di Mahler © Più Luce Ha in programma di dirigere tutte le sinfonie di Mahler nei prossimi anni (la Settima l’aveva già diretta quattro anni fa) e la prospettiva è entusiasmante. Applausi finali © Più Luce Tripudio finali con varie chiamate al Direttore. Be’ l’Orchestra sembra finalmente tornata al livello dei tempi di Inbal. O forse lo è sempre rimasta?….






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21 settembre

Riccardo Chailly e la Filarmonica della Scala con Beatrice Rana a MITO Settembre Musica 2016

È da un po’ che mi scervello per individuare il tema “Padri e figli” nel Concerto della Filarmonica della Scala diretto da Chailly e interamente dedicato a musiche di Robert Schumann di cui ricorre il 160° della morte. Deve essersi arreso anche il direttore artistico che ha dato alla serata il titolo di Puro Schumann. Per la verità Schumann di figli ne ebbe un discreto numero: otto in pochi anni, Doodle di Google con Clara Wiek Schumann e gli otto figli ma non penso che il tema possa estendersi agli stati di famiglia dei compositori. Ciò avvalora la mia ipotesi che il tema unificante del festival, la grande innovazione, sia solo una cosa posticcia di cui si poteva anche fare a meno. Comunque il concerto in oggetto è uno dei pochissimi che ricorda le passate edizioni di Settembre Musica, sia con targa TO che con targa MITO, in cui la Filarmonica della Scala, spesso diretta da Muti, era presente: bei tempi! Beatrice Rana Stavolta c’è la presenza di Beatrice Rana, la ventitreenne pianista pugliese che a Torino abbiamo già avuto modo di applaudire in vari concerti, a rendere più attraente la serata. [Ops…, visti i 40 anni che intercorrono tra Direttore e Solista, che “padri e figli” si riferisca agli interpreti? .. no, eh… anche perché a questo punto si potrebbe applicare alla quasi totalità dei concerti delle stagioni concertistiche ]. Dunque tutto Schumann: dall’Ouverture da Manfred al Concerto in la minore op. 54 per concludere con la Seconda Sinfonia in do maggiore op.61. Riccardo Chailly, Gewandhauskapellmeister dal 2005, proprio con l’Orchestra di Lipsia (schumanniana se altre mai) aveva qualche anno fa proposto in un MITO più mitico di quello in corso, un’ampia scelta di musiche del Compositore e se ne era già dimostrato tra i più accreditati interpreti. Il Concerto di ieri sera ne è stata una conferma e la Filarmonica della Scala ha dato il meglio di sé. Beatrice Rana, “scoperta” dal pubblico torinese due anni fa quando sostituì Yuja Wang, è sicuramente tra le migliori pianiste della giovane generazione. A proprio perfetto agio nelle pagine dal virtuosismo più trascendentale, riesce poi a esprimere l’intenso lirismo di Schumann, cui sta dedicando la sua recente attività. Applausi e ovazioni interminabili a Solista e poi a Orchestra e Direttore da parte di un pubblico che ha per una serata rivissuto i fasti dei trascorsi Settembre Musica. Chailly ha proposto un bis di Carlo Boccadoro, presente in sala. Sta per volgere al termine questa edizione 2016 di MITO Settembre Musica, quella “innovativa” e lascia spazio a…. Ottobre Musica, Novembre Musica, ecc…..: queste targate solo TO. Una scorsa a Ottobre: Le Sorelle Labèque, Anna Caterina Antonacci, James Conlon che dirige la OSN in Schubert, Mahler e poi Schumann e Brahms, La Bohème di Puccini al Regio, Jan Lisiecki nel Quarto di Beethoven alla Sinfonica del Regio, il Quartetto Stratos, la Concertgebow Orkest diretta da Daniele Gatti…. . Che il vero festival inizi da Ottobre?

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3 settembre

La London Symphony Orchestra diretta da Noseda inaugura al Regio di Torino MITO Settembre Musica 2016

La LSO con Gianandrea Noseda sul podio Con un bel concerto della London Symphony diretta da Gianandrea Noseda, cha da questa stagione è direttore ospite principale e come tale sta dirigendo la tournée dell’Orchestra dal 24 Agosto al prossimo 14 Settembre, è iniziata a Torino la nuova edizione di MITO Settembre Musica. La tournée iniziata a Lubiana ha toccato molte città europee e Torino e Milano sono tra queste, in esse viene eseguita in prima italiana la trascrizione orchestrale di Cinque Preludi dal Secondo libro di Debussy a cura di Nikos Christodoulou. Gli altri due brani, La Mer di Debussy e la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, sono in comune con la maggior parte dei concerti proposti in tournée. Christodoulou ha orchestrato tutti i 12 Preludi che nel 2012 sono stati eseguiti ad Atene diretti da lui stesso. A scegliere i Cinque eseguiti a Torino ieri sera (replica a Milano stasera) è stato Noseda. “Trascrivere non è solo trasferire una composizione da una destinazione strumentale a un’altra. È entrare nell’anima di una partitura, intrecciare un dialogo con un autore al di là del tempo. Un’arte affascinante praticata da sempre: Bach trascriveva Vivaldi, Mozart faceva lo stesso con Cimarosa, Brahms con Schubert, Ravel con Musorgskij… Le trascrizioni raccontano un’altra storia della musica.” “Orchestrare i Preludes, cardine del pianismo novecentesco, non è far torto a chi li ha scritti, ma cercare di farli rivivere in uno spazio diverso capace di svilupparne le infinite possibilità. A Debussy sono stato fedele al cento per cento, senza però, mai cercare di imitarlo” (intervista a Christodoulou sul Corriere della Sera del 28 Agosto 2016). A giudicare dai cinque preludi eseguiti il lavoro di Christodoulou è stato molto scrupoloso e diligente e, secondo me, ha riprodotto bene lo stile orchestrale di Debussy. Era presente in sala e ha risposto ai calorosi applausi del pubblico, che ha apprezzato la Composizione. La serata è proseguita con La Mer e terminata con la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, che a dispetto dei numerosi detrattori continua ad avere vita particolarmente felice. Noseda che di Rachmaninov è convinto interprete ne ha dato una lettura equilibrata senza forti coinvolgimenti emotivi. Il rapporto che si è instaurato già con la London Symphony mi è parso eccellente, il che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che Noseda è davvero uno dei migliori direttori del momento: averlo a Torino come direttore del Regio riempie di orgoglio. A lungo festeggiati Orchestra e, soprattutto, Direttore hanno ancora concesso due bis: il Trepak da Lo Schiaccianoci di Ciaikovski e la Danza Ungherese n.5 di Brahms (a proposito di trascrizioni….): pubblico restio ad andar via, ma Noseda ha fatto cenno che era ora di riposare. È terminato così il primo concerto del MITO, l’unico forse,a mio parere, che possa stare alla pari con le precedenti edizioni del Festival. Quanto seguirà mi pare piuttosto imparentato con le manifestazioni di piazza estive. Si sfruttano le risorse locali. Quindi il tutto diventa in realtà un anticipo delle stagioni che da ottobre a giugno le istituzioni musicali torinesi offrono. Anzi se si confrontano i cartelloni di queste si scopre senza difficoltà che l’offerta nei prossimi mesi è di gran lunga più stimolante e interessante. C’è stato ieri sera un assaggio delle grandi “novità”: la presentazione in quattro minuti (chissà perché non cinque?) di Stefano Catucci (impresa disperata, su cui preferisco non infierire), i sopratitoli con la guida all’ascolto (non è una novità, ma un vezzo del nuovo direttore artistico, che già un paio di lustri fa l’aveva proposto e che evidentemente non aveva avuto un gran riscontro). Per carità, si possono anche aggiungere cose alla precedente conduzione, purché lo si faccia con la dovuta sobrietà, senza presentarle come le novità di cui tutti avevano necessità e senza atteggiamenti messianici che sono completamente fuori luogo.

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